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sabato 18 ottobre 2014

Lavorare con lentezza di Enzo Del Re. Il corpofonista, di Timisoara Pinto, prefazione di Giovanna Marini, con uno scritto di Vinicio Capossela e uno scritto di Piero Nissim, con fotografie e due cd in allegato (Squilibri - Roma, 2014). Intervento di Nunzio Festa



"Voglio vedere se almeno dopo che l'hanno fatto morire povero, qualcuno si degnerà di ricordare Enzo". Questo sfogo è del maestro Antonio Infantino, raccolto ad Aliano alle giornate paesologiche di Franco Arminio. Enzo è Enzo Del Re. Il 7 giugno 2011 è la data di morte del "corpofonista". L'opera della quale col massimo di rispetto possibile, vista l'importanza che ricopre e ricoprirà e data la sua possenza di documento storico, stiamo per parlare, dunque, intanto esiste grazie al lavoro appassionato dell'infaticabile Timisoara Pinto, giornalista Rai e studiosa della canzone d'autore e della cultura popolare, che fra le altre cose ha diretto diversi eventi musicali in memoria di Del Re e Rino Gaetano; Enzo Del Re, appunto. Quel cantastorie del quale Pino Masi, ospite qualche anno fa dell'Osteria Malatesta di Matera, parlava in questi termini: "L'unico cantautore di brani di protesta che veramente mi somigliasse". Magari nella stranezza, anche. Ma specie nella genialità. Quella marcia in più però "fuori dal motore" che per mezzo prima di Daniele Sepe abbiamo conosciuto anche in Basilicata. Che Eugenio Bennato portava nel cuore quando l'abbiamo ascoltato a Viggiano e in altre diverse tappe lucane. Cantastorie e corpofonista, Del Re, amato dal lucano d'origini Andrea Satta come dall'intramontabile De Sio, dagli ancora giovani Africa Unite dall'indimenticabile Enzo Gragnaniello. Fino, adesso, al più moderno dei cantastorie: Vinicio Capossella. Quel Capossella sempre dotato di Banda della Posta a far da ausilio alle prove più istrioniche. Pinto, e innanzitutto dobbiamo dire che bellissima appendice fotografica troviamo nell'importantissimo libro, racconta con la vicinanza della viva voce ripresa da interviste e incontri telefonici attuali come tolte dall'oblio della memoria poco riconosciuta di Fo e Marini, Paolo Chiarci, Vittorio Franceschi ecc. chi era e cosa ha significato, significa e significherà Enzo Del Re. Ovvero, capiremo, "l’interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa. Con uno stile e un linguaggio inconfondibili, schioccando la lingua e percuotendo sedie e valigie o qualsiasi altro oggetto che potesse ritmare la sua urgenza di vita, è stato protagonista di memorabili esperienze culturali e teatrali, da Ci ragiono e canto 2 agli spettacoli con Nuova Scena, il Teatro Operaio e i Circoli Ottobre, per poi eclissarsi nella sua Mola di Bari, mentre il movimento del '77 eleggeva a proprio inno una sua canzone, Lavorare con lentezza". Quel testo tornato d'attualità con l'uscita del film di Guido Chiesa. Con tanto di dischi allegati. Nel primo dei cd allegati al volume, una scelta antologica del repertorio "di una voce irriducibilmente contro", nel secondo cd "un tributo alla sua memoria da parte di numerosi artisti che, da Capossela a Teresa De Sio, da Antonio Infantino alle Faraualla, da Alessio Lega ai Radicanto, dai Têtes de Bois (a partire da Satta, ndr) a Zurlo, hanno rivisitato alcuni dei suoi brani". L'arte di Del Re è la storia dell'intransigenza. Che seppellisce ogni tipo di compromesso. "(...)È una storia che ha inizio quasi cinquant’anni fa, quando la fotografia era psichedelia, musica e cinema e i colori si mischiavano roteando a spirale come fluidi rosa miscelati con altri colori, come fa lo scatto, la morsa dell’obiettivo quando l’immagine finisce in trappola", dice in apertura del testo Timisoara Pinto. Prima insomma d'entrare nella formazione di Del Re. Del corpofonista che fece il '68 dal 1967. Se non ancora prima. In una Firenze vissuta con quell'Infantino di Tricarico bravo a ricordarci ancora oggi che furono "gli angeli del fango" dell'alluvione fiorentina. Senza dimenticare quando la coppia Del Re Vincenzo - Infantino Antonio fu fermata in quella animata Toscana, ed entrambi gli artisti solamente ventitrenni, furono fermati dalla forze del disordine come "senza fissa dimora" e fermati (arrestati) "per accertamenti". Pinto ci narra di tutto. Racconta la nascita di canzoni sempre per il futuro. Da "Tengo 'na voglia e fa niente". A "Povera gente" ed "Avola". Passando per la stessa, ovviamente, "Lavorare con lentezza". E da "La 124". Brani che dicevano un mondo. D'allora. E addirittura del nostro Tremila. Visti gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. Le parole del maestro Infantino riportate nel volume e registrate nel disco spiegano e commuovono. Commuovono spiegando. Un omaggio sincero e altissimo quanto la dedica di Tonino Zurlo e l'intepretazione carezzevole per una volta di Teresa De Sio.

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