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lunedì 27 febbraio 2012

Indivisible: Restoring Faith, Family, and Freedom Before It's Too Late by Jay W. Richards (FaithWords). Intervento di Mariangela Notaro


Questo libro getta un profondo sguardo su quello che è diventato il più grande dibattito dei nostri tempi, ovvero il ruolo del governo nelle nostre vite e il disegno del concetto di libertà personale. Questo suona imperturbabilmente come un libro dai toni cristiano-conservativi. Come tale verrà ritenuto fuori dalla portata di chiunque cammini lontano dal sentiero del diritto religioso. Ma questo significherebbe “edificare” le trame di un errore terribile. Alla stessa stregua di un altro imponente libro sul moderno sistema politico, quello di Juggernaut: “Perché il sistema frantumi le uniche persone che possono salvarlo”, questo libro si addentra nei meandri di alcuni dei più affascinanti paradossi del mondo moderno e ci mostra quanto si sia fatto abbagliare dalle luci della perversione. Si tratta di un argomento che tutti possono valutare, non importa quale colore politico un individuo vesta.
L’indagine inizia con il titolo. In ogni caso cosa può fregiarsi del titolo di esattamente “Indivisibile?” Gli autori sottolineano il fatto che la libertà non possa esser divisa tra il vivere sociale e quello meramente fiscale.
Se desideri la libertà, devi lottare per entrambe. Questo è il punto dove subentra la parte intrigante. Quando gli autori affermano che un individuo deve combattere per la libertà, non stanno sancendo che tutti possono fare tutto quel che desiderano fare. Come sottolineano, la libertà è “arrivare a fare ciò che non vuoi fare, non fare ciò che vuoi fare”.
E qui un animo che sia perspicace più del solito, può già scorgere il germe di una libertà che si eleva al di sopra di se stessa sino a toccare la sua essenza più inviolata, ma anche la più ardua da raggiungere perché prevede un’apparente contraddizione, cioè quella della libertà di fare ciò che non si vuol fare. Ma, per questo, si sa, occorre Libertà…!
E cantando questo inno, gli autori lamentano con l’arma dello sprone, che, per difendere la propria libertà, si deve non solo scoraggiare l’intromissione del governo nei piani economici e fiscali, ma bensì anche in quegli sociali. Per essere sicuri, gli autori contestano l’intervento del governo nelle zone fiscali, ma confutano allo stesso modo tale intervento nel regno sociale. Ciò che appare interessante è che gli autori non abbracciano tale teoria affinché si giunga a legalizzare ogni cosa dall’aborto al matrimonio gay. Ai loro occhi, la difesa della libertà in ambito sociale significa infatti tutelare le leggi da realtà come l’aborto e il matrimonio tra omosessuali. Ma, forse, così s’incappa nel rischio di demolire il concetto primigenio di rispetto della persona nelle prevedibili sfumature del suo essere, al di là di assetti che le convenzioni cercano di imporre come imprescindibili.
Ciò potrebbe suonare un tantino istintivamente ostile ad un primo sguardo. Questo è il modo in cui la logica funziona. Gli autori portano alla luce un punto importante: Alle origini dello Stato, la libertà religiosa era considerata di una tale importanza che nessun tipo di governo avrebbe potuto incollare la sua etichetta religiosa sui suoi cittadini. Oggi la situazione è sfuggita di mano. Non vi è più il bisogno di vietare allo Stato l’imposizione del suo credo religioso, è necessario, invece, impedire allo stesso di prescrivere il suo ateismo. Era diffusa la prassi che fossero i liberi pensatori i migliori beneficiari della libertà religiosa, oggi, invece, coloro che ne beneficiano sono i veri religiosi. Alla fine la morale della storia è la stessa: l’unico modo affinché le genti possano vivere imbevuti di spirito di fratellanza in una società complessa è quello che permette loro di professare il proprio credo religioso senza incombenze da parte dello stato. Se abbracciamo tale fondamento, ci contorniamo di persone prospere, determinate nel costruire per se stesse e capaci di condurre la macchina del commercio incentivando la produttività e la crescita. Diversamente, privi di questo fondamento, ci gironzolerà intorno gente calunniosa, spinta a lottare contro i suoi simili affinché la propria rotta di vita si erga a unica lecita da seguire.
Lo stato ci si aspetta che non abbia alcun colore religioso, questo è vero. Ma ci si aspetta anche che sia passibile di limiti. Quando lo stato estende la via che ha battuto negli ultimi molteplici decenni, il suo fondamento non religioso è dato dal fatto che vi sono degli standards di ateismo emersi nelle nostre usuali attività. Certo, possiamo essere religiosi al di fuori del nostro rapporto con lo stato, ma, sempre più diviene difficile fare qualsiasi cosa liberi dal giogo raffinato della supervisione dello stato. Non ci resta che aspettare il conseguimento di quella libertà depurata di se stessa che permetterà ad ogni individuo di fare esattamente ciò che non vuole fare, ‘ché fare semplicemente quel che si vuole è esistere ordinario e approssimativo. Il libro si candida a promotore di una lettura eccellente per tutti coloro che provano interesse per la grande battaglia che popola questi giorni.

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